UNA RIFLESSIONE COLLETTIVA SULLA CONCESSIONE DELL’ AIA ALL’ILVA DI TARANTO

La concessione dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), all’ILVA di Taranto, ha scatenato reazioni negative di molte organizzazioni ambientaliste. Dai toni usati da alcune di queste, si direbbe che la Regione, il Comune e la Provincia, si fossero impegnate a porre condizioni stringenti, tanto da far dire “Ci hanno imbrogliato, da ora, queste tre istituzioni sono nostre avversarie”. A questo punto,è lecito porsi una prima domanda: come mai si può ritenere i tre enti, di cui sopra “amici”? Sembra si sia commesso l’errore che da sempre hanno fatto le grandi organizzazioni sindacali, cioè quello di ritenere alcuni “governi amici”. Crediamo che questa sia la prima “caduta” che poi ha portato all’effetto domino. Seconda domanda: perché tutte le organizzazioni ambientaliste hanno fatto una campagna scandalistica sul punto, affermato dall’ILVA , della produzione di 15 milioni di tonnellate di acciaio, (ma anche dal dott. Mazza, consigliere reg. IDV) quando si sa benissimo che lo stabilimento non ha le capacità tecnico/produttive per raggiungere quell’obiettivo. E’ la stessa azienda che lo afferma nel “Rapporto di sostenibilità 2010 – lo stabilimento di Taranto -“. In questo paragrafo si dice “Con 5 Altiforni l’ILVA può produrre, in condizioni normali, al massimo 11,5 milioni di tonnellate di ghisa”. Oggi che c’è un forno fermo, in pianta stabile, della capacità +- di 1,5 milioni di tonnellate, la produzione, sempre che il mercato lo richiedesse, potrebbe raggiungere circa 10 mln di tonnellate. Ci poteva essere un’altra ipotesi, qualora nei documenti aziendali(quello di oltre mille pgg.), presentati al ministero, ci fosse stata la richiesta di un nuovo Altoforno, dalle capacità produttive di 5 mln di T/a, ma questa richiesta non c’era. Allora perché si è perso tempo su un falso problema? Eppure, nelle vostre organizzazioni ci sono tecnici in grado di sapere che le dichiarazioni di Riva erano un vero e proprio diversivo. Visto che qualcuno ha anche sostenuto che si tratta di una vera “ guerra di posizione”, Riva ha fatto credere di attaccare da est(i 15 mln di T.), mentre ha sferrato l’attacco da ovest(ottenere di aumentare le emissioni di Co2?). No! Non pensiamo sia solo questo. Dovremmo pensarci un attimo per capire qual’è il vero problema, anche perché non si conosce ancora il documento AIA. Crediamo, invece, che si siano infilati una serie di errori: il primo è di presunzione. Pensare di essere alla pari con chi, a tutti i livelli, fa il mestierante. E, al primo errore se n’è aggiunto un altro, quello di non essere andati all’incontro in Regione (dove si sarebbe potuto dire in faccia ai furbacchioni, quello che si pensa di loro). Bisognerebbe evitare di commetterne un terzo: quello di chiudersi a riccio, facendo un secondo favore a Riva, Prestigiacomo, Vendola, Florido e Stefàno, ipotizzando chiusure dello stabilimento che spingerebbe ulteriormente i lavoratori nelle braccia di chi li sfrutta. Un’ultima considerazione. Riteniamo che il terreno più appropriato dei movimenti sia stare nelle strade, nelle piazze a parlare con le persone; davanti ai cancelli delle fabbriche per avvicinare gli operai agli obiettivi che di volta in volta si possono proporre. Contro, o senza, chi vive quotidiana- mente sui posti di lavoro, non si faranno passi significativi in avanti. La via delle carte bollate teniamola come extrema ratio. Coloro che l’hanno battuta hanno avuto solo delusioni. Chi tiene realmente a cuore la città, questo non può permetterselo. Riprendiamo la lotta per puntare alla modifica sostanziale dell’AIA e non solo/non tanto quello di gestirla, Anche perché non abbiamo strumenti di controllo diretto ma ci dobbiamo Basare su quello che c’è pretendendo una trasparenza, sugli atti come dei controlli tecnici, che fino ad ora sono stati molto opachi!

L’Assemblea di Sinistra Critica

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