Considerazioni sull’assemblea nazionale di “Cambiare si può”

cambiaresipuo

di Francesco Locantore

Vedi l’intervento all’assemblea di Piero Maestri (Sinistra Critica)

L’assemblea del primo dicembre al Teatro Vittoria di Roma, promossa dai firmatari dell’appello “Cambiare si può”, è stato un momento importante di discussione e partecipazione di tante e tanti cittadini ed ha testimoniato una domanda di un’alternativa politica antiliberista – il cosiddetto “quarto polo” – fortemente presente nella società.

La domanda è posta: si può costruire una proposta politica che metta al centro il lavoro e i diritti, i beni comuni, la partecipazione, contro le logiche perverse del mercato e della finanza? Una lista alternativa a centrodestra, centrosinistra e movimento 5 stelle in vista delle prossime scadenze elettorali?

Gli attacchi feroci ai diritti, al salario, ai beni comuni e alla democrazia stessa da parte dei padroni e dei poteri forti su scala europea impongono la necessità di una alternativa politica, di una “Syriza” italiana come ha detto qualcuno. D’altronde le resistenze che si stanno sviluppando finalmente anche in Italia in questo ultimo periodo indicano chiaramente la strada: dal movimento delle scuole contro i tagli e l’aziendalizzazione, i lavoratori e le lavoratrici della sanità, i cittadini e gli operai di Taranto contro l’Ilva, i  lavoratori e le lavoratrici metalmeccanici che saranno in sciopero il 5 e 6 dicembre contro il patto sulla produttività e l’attacco al contratto collettivo…

Sinistra Critica ha seguito e continuerà a seguire attivamente e con interesse questo percorso, nelle assemblee locali che si terranno nelle prossime settimane e nell’assemblea annunciata per il 20 dicembre. E’ tuttavia necessario che si sciolgano una serie di nodi che non sono stati ancora sciolti nell’assemblea del primo dicembre.

In primo luogo, la questione del soggetto politico e del rapporto con i movimenti e le organizzazioni esistenti. Gli intellettuali che hanno sottoscritto per primi l’appello “Cambiare si può” hanno avuto un ruolo molto positivo di stimolo e di aggregazione intorno allo scheletro di una proposta politica. Tuttavia un movimento politico che aspiri ad avere caratteristiche di massa, non può rimanere confinato nell’indignazione critica di una serie di individualità, deve proiettarsi nei movimenti sociali, dialogare con chi si sta organizzando nelle lotte che vanno nella direzione indicata dall’appello stesso, e infine relazionarsi con le organizzazioni politiche esistenti che hanno manifestato un interesse in questo percorso. Se vogliamo costruire una “Syriza” italiana, dobbiamo puntare a unire in una prospettiva comune gli antiliberisti, organizzati o meno che siano. E’ necessario costruire un cartello di forze, senza primogeniture e con uguale diritto di cittadinanza per tutti e tutte, organizzazioni e individualità, movimenti sociali, donne, lavoratrici e lavoratori, giovani. Un percorso che provi a sperimentare forme di democrazia diretta e partecipazione dal basso, inclusivo anche di altri percorsi già avviati, come quello che ha portato alla manifestazione No Monti Day lo scorso 27 ottobre.

Secondo, bisogna mettere a punto un programma politico con delle priorità chiare, con una chiara connotazione di classe dalla parte degli sfruttati e oppressi. Il governo Monti si è insediato con un programma dettato dalla lettera della BCE del 5 agosto 2011. Similmente a ciò che sta accadendo in tutta Europa, anche in Italia vengono imposte politiche di austerità finalizzate al risanamento dei conti pubblici. Queste politiche hanno una chiara impronta di classe: si mira a ristabilire un tasso di profitto tale da stimolare l’accumulazione a danno dei salari e dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, comprimendo i servizi pubblici e colpendo chi ci lavora. Questa politica ha degli strumenti sovranazionali, dati dallo statuto della BCE, dal trattato sul Fiscal Compact, dalle riforme costituzionali imposte in tutta l’UE, Italia compresa, che vincolano le politiche economiche al pareggio di bilancio. Non basta chiedere la rinegoziazione di questi trattati, come fa il PD, bisogna uscirne. E’ necessaria una moratoria del debito pubblico e vanno controllati i tassi d’interesse. Va restituita la sovranità monetaria agli organismi democraticamente eletti a livello europeo e nazionale. Vanno attuate politiche di intervento diretto dello Stato nell’economia, nazionalizzando le banche e le aziende strategiche (Fiat, Alcoa, Ilva…) e messe sotto il controllo dei lavoratori e dei cittadini. La crisi economica ha delle caratteristiche radicali ed è solo con proposte radicali che si può affrontarla per uscirne facendone pagare i costi ai veri responsabili.

Il quarto polo dovrebbe avere una chiara connotazione di classe, antiliberista, femminista, ambientalista e internazionalista. Non è possibile continuare a tacere delle missioni militari all’estero e del ruolo imperialista dell’Italia dopo le rivoluzioni arabe, dopo i nuovi massacri in Palestina.

Terzo, il rapporto con il centrosinistra (compresa la sinistra di governo alla Vendola & co.). Abbiamo letto ed ascoltato con preoccupazione le parole del sindaco di Napoli Luigi De Magistris e di Ugo Mattei sul manifesto. Riteniamo che Sinistra Ecologia e Libertà abbia scelto chiaramente una strada di compromesso con il Partito Democratico. Compromesso al ribasso, sia chiaro, perché chiunque sarà chiamato a governare dopo le prossime elezioni, centrodestra o centrosinistra o un pasticcio di unità nazionale, non potrà far altro che continuare con le politiche di austerità impostate dal governo Monti e caldeggiate dal Presidente Napolitano. Non ci interessa tornare sulle responsabilità storiche di questo o quel partito, o di questo o quel leader politico, il problema è proprio quello di chiamarsi fuori oggi dalle compatibilità europee, e questo chiaramente non è nell’agenda di nessun candidato alle primarie del centrosinistra. Questo movimento deve essere non solo indipendente dal centrosinistra, ma chiaramente alternativo ad esso, in tutte le sue varianti, renziana, bersaniana o vendoliana che siano.

Neanche ci convince l’idea di “fare la rivoluzione governando” per dirla con De Magistris. Certo è importante consolidare anche normativamente le conquiste dei movimenti, come quelle per i beni comuni e l’acqua pubblica, tuttavia in questa fase o i movimenti sono capaci con la lotta di imporre queste conquiste oppure non c’è da illudersi su una futura maggioranza parlamentare di centrosinistra, composta in gran parte dai Partiti che sostengono l’attuale governo.

Ovviamente l’alternativa per essere credibile deve essere praticata a tutti i livelli, non si può fare opposizione ad un eventuale futuro governo di centrosinistra mentre se ne applicano le ricette in regioni come la Lombardia o il Lazio. Chiediamo quindi anche al PRC di fare una scelta coerente, smarcandosi dalle alleanze elettorali in queste regioni.

Lo stesso Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, pur dicendo cose condivisibili circa la difesa dei territori dallo scempio ambientale e denunciando correttamente una casta di politici interessati solo al proprio tornaconto personale, non ha chiara la portata dello scontro di classe (agito soprattutto da una classe sola) in atto in Europa e in Italia. Il problema principale non sono i privilegi dei politici – che pure andrebbero eliminati – ma i privilegi di quella esigua minoranza della popolazione fatta di manager privati e pubblici, grandi azionisiti, speculatori, imprenditori rapaci, insomma dei padroni, che prima si sono arricchiti sfruttando il lavoro e oggi si arricchiscono lo stesso, nonostante la crisi, facendone pagare i costi sui soliti lavoratori.

Crediamo che si possa e si debba proficuamente lavorare nella direzione di costruire un’alternativa complessiva al centrosinistra e a Grillo, chiarendone il programma, le forme della partecipazione e le alleanze, nelle prossime assemblee locali ma anche in occasione dell’assemblea nazionale del Comitato No Monti del prossimo 15 dicembre.

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