Le difficoltà di un processo

La versione integrale dell’articolo è sul sito antoniomoscato.altervista.org.

Le votazioni on line sulle due mozioni presentate alla fine dell’assemblea del 22 dicembre di “Cambiare si può” sono state deludenti: Le due mozioni davano ugualmente mandato per proseguire un dibattito su molti punti non affrontati nel dibattito, ma davano in ogni caso per scontato che l’autocandidatura di Antonio Ingroia non era in discussione, nonostante avesse chiarito nel suo decalogo e nel lungo monologo fatto il giorno prima in un cinema romano che le sue concezioni erano assai lontane da quelle della maggior parte della sinistra che ha resistito e si era ritrovata nel progetto di CSP.

Votazioni deludenti, perché su 12.500 iscritti (erano solo 10.000 il 22 dicembre…), hanno votato in 2.114, con 1.826 si, 201 no e 87 nulli o astenuti sulla prima mozione, 1825 si, 157 no e 132 nulli o astenuti sulla seconda. Non solo pochi, ma stranamente inferiori perfino ai 2.500 nuovi iscritti, inseriti grazie alla riapertura delle liste oltre la data dell’assemblea del 22, chiesta da un gruppo vociante durante gli ultimi minuti dell’assemblea, ed accettato incautamente da una debole presidenza. […]

Comunque in queste condizioni, è difficile pensare che il progetto possa continuare, a meno di diventare tutt’altra cosa. Tanto più perché la scadenza elettorale è vicinissima, ed è impossibile affrontarla basandosi soltanto sulla presunta visibilità e capacità di attrazione del candidato premier, in una battaglia che sarà senza esclusione di colpi, soprattutto nell’area della sinistra: il PD, terrorizzato dalla “salita in campo” di Monti, che non può fronteggiare senza ammettere che è stata una follia suicida sostenerlo per un anno, utilizzerà il solito spauracchio del ritorno di Berlusconi per far accettare il “voto utile” perfino ai suoi elettori in fuga e perfino a quelli di Vendola, che tenterà a sua volta lo stesso gioco nei confronti dei concorrenti “arancioni”. Il presunto valore aggiunto rappresentato dalla candidatura di Ingroia e dalla sua idea che i mali dell’Italia siano prevalentemente dovuti alla mafia più che al capitalismo, verrà per giunto ridimensionato dalla scelta del PD di contrapporgli il procuratore generale antimafia Pietro Grasso.

Chiarisco che Ingroia non mi va bene come figura rappresentativa di CSP soprattutto perché di politica sa poco, e non il meglio, dal momento che ha come principale consigliere Oliviero Diliberto… Ed è lontano molte miglia dal progetto che stava emergendo tra noi. Chi si accontenta perché il PD gli ha chiuso per ora le porte, non capisce che allora potrebbe accontentarsi anche di Vendola. La ricerca di un dialogo è comunque un riconoscimento di un ruolo del PD diverso da quello reale.

Il problema è che la lista arancione vorrebbe partecipare alle elezioni non per polarizzare e raccogliere la sinistra dispersa, ma con l’illusorio obiettivo di “governare”, cosa impensabile senza un accordo (prima o dopo, non cambia) col PD.

L’ossessione di aumentare i voti imbarcando un po’ tutti e soprattutto puntando su una figura “carismatica” perché presente spesso sugli schermi, è pericolosa e infondata: solo essendo e apparendo davvero diversi si potrebbe consolidare qualcosa, così si rischia di trovarsi anche con qualche Scilipoti, magari perché “porta voti”… Tra i registi non tanto occulti di questa operazione ce n’è almeno uno che ha una bella esperienza in proposito…

Eppure non si deve disperare. Quello che si era realizzato nelle assemblee provinciali e regionali (ho esperienza diretta di quelle delle Marche, ma ho saputo di esperienze analoghe in gran parte d’Italia) era importante e non va disperso, anche nell’eventualità di una mancata presentazione. Avevamo ricominciato a capirci, a ritrovarci dopo anni di separazioni e per alcuni di abbandono della militanza. Si era discusso bene di programmi, si era cominciato a discutere delle ragioni dei molti fallimenti di questi anni, non solo elettorali: questo non va disperso.

D’altra parte perfino se una parte di CSP volesse tentare l’avventura di una presentazione elettorale così mal preparata, credo che anche chi come me non è convinto non rinuncerà a dare una mano ai compagni con cui ci si era trovati d’accordo in molte lette e anche nei primi dibattiti. Senza nessun settarismo: la facile previsione di un possibile fallimento di un’iniziativa preparata male, e conclusa con forzature inaccettabili, non si tradurrà in attesa passiva di una verifica, per non interrompere, neppure per questi due mesi, il dibattito tra tutti noi, che è un’acquisizione irrinunciabile.

Antonio Moscato

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