Sinistra critica sarda: documento sul progetto “cambiare si può” oggi (26 dic. 2012)

sardaLA DOMANDA FONDAMENTALE

Sono passati trenta giorni dal lancio della proposta “Cambiare si può” e mancano venti giorni alla presentazione delle liste; in questi venti gioni va chiusa l’indicazione della leadership, va definita la composizione delle liste e vanno raccolte e autenticate centoventimila firme. Il compito è assolutamente improbo dal lato pratico e inevitabilmente emergenziale dal lato politico: ogni giorno che passa complica il processo, senza chiarirne le basi programmatiche e la composizione politica, ed esponendolo a difficoltà crescenti. La questione fondamentale è oggi la seguente: questa operazione di emergenza elettorale rende più favorevoli o meno favorevoli per noi e per tutta la nostra gente le condizioni del conflitto reale? Noi riteniamo che non possa renderle più favorevoli, ma che purtroppo possa invece peggiorarle drammaticamente. La straordinaria passione e l’ammirevole generosità dei molti compagni che vi si sono impegnati non deve far dimenticare l’analoga euforia della grande sbornia sotto il Quirinale, la notte delle dimissioni di Berlusconi, e il cieco disastro che covava in quella esplosione di gioia collettiva.

L’IMPRATICABILITA’ DELL’OPERAZIONE

La proposta “cambiare si può” prende forma tardivamente, ma questo ritardo presenta gravi responsabilità che sarebbe un errore ritenere ininfluenti sull’oggi: in primo luogo il disastro politico della manifestazione del 15 ottobre 2011, in secondo luogo la successiva l’inadeguatezza del movimento “No debito”, in terzo luogo la scomposizione della Federazione del Sinistra, in quarto luogo l’incredibile stand by del PRC in attesa di un impensabile segnale da parte del centrosinistra. “Cambiare si può” arriva in extremis, in arancione proprio come l’autoambulanza del pronto soccorso, nella forma di un appello di intellettuali e della rispettabile costruzione di ALBA; nell’arco di una settimana ALBA è stata surclassata dal movimento arancione puro, incarnato da De Magistris; nella settimana successiva è comparso l’astro del ciel, il supermagistrato Ingroia, in veste di leader della provvidenza e candidato premier. A ben guardare si è trattato di una successione di taumaturghi, dietro i quali si è mossa e continua a muoversi una addizione di componenti eterogeneee che loro malgrado, in mancanza di un programma definito, non possono essere addizionabili. L’improvviso smarcamento del partito di Berlusconi dal governo e le dimissioni alterettanto immediate di Monti hanno inoltre bruciato gran parte del residuo tempo disponibile per l’adozione di requisiti minimi per far proseguire il progetto. Le procedure proposte (che i partiti facciano un passo indietro, che si concordi sui dieci punti di Ingroia, che non si escluda Di Pietro ecc.) sono in modo del tutto evidente soltanto pseudoprocedure, ed anche piuttosto pericolose come tutte le facilonerie infermieristiche del 118.

L’INCONTROLLABILITA’ DEL RISULTATO

La condizione da brivido che si può già intravvedere sulla composizione del nuovo parlamento è certamente desolante; tuttavia anche ammesso che l’operazione “Cambiare si può” possa concorrere alle elezioni, e che possa superare il quattro o l’otto per cento, e che possa disporre in prima battuta di cinque o dieci deputati, ovvero che possa raggiungere un risultato quantitativo non direttamente suicida, tale risultato è da oggi oggettivamente incontrollabile da parte di chi si sta attivando per poterlo raggiungere. Ai fini della tenuta del fronte sociale complessivo del conflitto (che resta l’obiettivo fondamentale, se consideriamo l’attuale impossibilità di un suo rafforzamento per via parlamentare) l’incontrollabilità politica di quel risultato non è affatto trascurabile, come non è trascurabile l’effetto boomerang di una debacle analoga a quella del 2008: non è una partita neutra, nella quale sia dato che tentar non nuoce; tentare può nuocere, e può fare molto più male di quanto invece possa fare di bene.

IL NUOVO QUADRO POLITICO

Il protagonismo di Monti nel fronte moderato e la partecipazione diretta del Vaticano e della Confindustria al progetto politico reazionario obbligano a prevedere una parentesi di non governabilità, entro la quale verrà barattata l’elezione del nuovo presidente della repubblica e l’innalzamento della soglia di ricatto su un presumibile governo Bersani; è su quella fase oggi altamente probabile, e quindi su prossime nuove elezioni anticipate, che è necessario preparare fin da ora un soggetto e un programma paragonabile all’esperienza greca di Syriza, un soggetto e un programma che non siano in modo determinante il frutto di un pronto soccorso intellettuale o di magistrati taumaturghi guatemaltechi; che non coprano con formule come “rinegoziazione del debito” o “premiare il merito” la mancanza di proposito politico sulla genesi criminale del debito e sul pareggio di bilancio, così come oggi purtroppo è.

DESACRALIZZARE LE ELEZIONI

Sembra incredibile che ogni volta a sinistra si debba rammentare che le elezioni non sono un obbligo divino, come peraltro non sono una trappola del demonio. In genere esse sono uno strumento del dominio di classe, che può lasciare un margine di rappresentanza per il conflitto degli interessi sociali radicali. Benchè si tratti di un margine che si paga caro, a ragion veduta e nei limiti del possibile questo fronte non va necessariamente disertato. Ma a ragion veduta noi riteniamo che oggi questa partita vada abbandonata. Tuttavia non ci adoperemo per scoraggiare chi vi è impegnato ed anzi presteremo cura alle qualità delle candidature; consideriamo che il barbaro sistema elettorale cui si è assoggettati trova la qualificazione concreta della battaglia essenzialmente sulla candidatura di testa, e sulla qualità delle candidature di testa definiremo la nostra condotta elementare di elettori e di militanti. Abbiamo già espresso nella fase iniziale di questa discussione la nostra indicazione di massima, nel senso di pensare le elezioni e i candidati in funzione del conflitto e non il conflitto in funzione delle elezioni e dei candidati. Dunque non necessariamente ci sottrarremo al sostegno di candidature di compagni al fianco dei quali ci troviamo comunque ogni giorno, anche se manteniamo ferme le ragioni della critica generale sul progetto.

LE ELEZIONI ITALIANE E L’INDIPENDENTISMO

Sappiamo che all’interno del progetto “Cambiare si può” in Sardegna è presente un’area genericamente o dichiaratamente indipendentista; non sappiamo quanto essa possa poi caratterizzare le eventuali liste del movimento in Sardegna. Nel caso, riteniamo tuttavia che tale proposito debba essere esplicito e che esso debba essere esplicitamente condiviso dalle altre componenti e dal candidato premier. Non consideriamo la questione da un punto di vista integralista, ma da un punto di vista pratico: riteniamo che in genere sia un bene che una nazione oppressa possa portare il problema nel cuore dell’istituzione parlamentare dei colonizzatori, ma ciò deve poter avvenire necessariamente su basi chiare: infatti sarebbe futile la conquista di posizioni che non possano poi essere chiaramente rivendicate e utilizzate per un avanzamento degli obiettivi.

SINISTRA CRITICA SARDA

sant’antioco, 26 dicembre 2012

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