Il compagno Hollande

di Antonio Moscato

Mirage maliAncora una volta, nessuna sorpresa: cambiare governo non serve a niente, la politica è la stessa. Poi gli sciocchi parleranno di “legge del pendolo” per spiegare perché la cosiddetta “sinistra” lascia alla prima scadenza elettorale il posto alla destra (quella vera, senza virgolette) dopo ogni esperienza di governo.

Il “compagno Hollande” ha avviato una sciagurata impresa neocoloniale (neanche troppo “neo”) che come al solito genererà mostri e aumenterà i pericoli di risposte, anche sul suolo europeo, da parte degli aggrediti, e aumenterà l’influenza di quelli che vorrebbe combattere.

Ossessionato dal dover “fare qualcosa di destra”, per evitare che Sarkozy resusciti e approfitti delle manifestazioni contro la legge sui matrimoni omosessuali, Hollande manda elicotteri in Somalia e aerei nel Mali, dove naturalmente non bastano, e le truppe di terra devono aumentare subito a 550 e poi a 2.500, con in più, come decorazione, qualche migliaio di ascari inviati – in difesa della democrazia – da paesi vassalli ad alto tasso di democrazia, come lo sventurato Burkina Faso governato dagli assassini di Thomas Sankara. Lo ricordo, perché Sankara è troppo dimenticato, nonostante fosse la figura più bella emersa nell’Africa indipendente, paragonabile più a un Guevara o un Bishop che al povero Lumumba, vittima inerme delle sue illusioni nell’ONU. ONU che naturalmente si volta dall’altra parte, e legalizza l’impresa purché munita di ascari provenienti dai paesi vicini…

Non so come commenteranno questa “impresa umanitaria” Bersani e Vendola (ma in base alla consueta divisione dei compiti immagino che uno applaudirà, l’altro esprimerà le sue riserve…) ma vorrei segnalare un dato inquietante. Anche il Front de Gauche, riferimento comune a Vendola e Ferrero, ha assunto una posizione cerchiobottista, più o meno: “né aderire, né sabotare”…

Ma così, va detto, non calpesta la sua base elettorale: l’ambiguità della proposta politica (ereditata tanto dalla sinistra socialista, quanto dallo squallido PCF) ha portato al risultato che il 68 % dei suoi elettori ha approvato l’intervento neocolonialista.

Naturalmente i cerchiobottisti di casa nostra protesteranno dicendo che questo non è vero, e che Jean Luc Mélenchon ha criticato l’intervento, ma vediamo come lo ha fatto:

“L’utilità di un intervento militare esterno per risolvere il problema posto nel nord del Mali è discutibile”, come “è discutibile deciderlo mentre gli interessi fondamentali della Francia non sono in pericolo, come ammette lo stesso capo dello Stato”. È poi “condannabile averlo deciso da solo, senza investire preventivamente né il governo, né il Parlamento”.

Una formulazione tanto blanda e ambigua, senza nessuna denuncia dei veri fini dell’operazione, serve solo a salvare l’anima di chi la pronuncia. Dato che ovviamente non dice che si tratta di un’impresa immorale, inutile, costosa e controproducente, non è difficile spiegarsi quel 68 % che approva Hollande. Era fatale?

Nella provincialissima sinistra italiana naturalmente le tematiche internazionali sono assenti dalle campagne elettorali: eppure sarebbe stato utile seguire questo caso, in primo luogo perché ricorda dolorose vicende italiane, che hanno portato alla sparizione della sinistra e che sarebbe bene non dimenticare. Alludo all’appoggio pieno e in prima persona del PDS alla partecipazione alla guerra nei Balcani e ad altre imprese in giro per il mondo, e all’adattamento graduale del PRC, che ha reso accettabile alla maggioranza della sua base quelle politiche imperialiste (ho capito dopo perché nella commissione che stendeva le tesi Paolo Ferrero e Alfonso Gianni erano così accaniti nel volermi convincere che era “ormai superato” il termine imperialismo…).

In Francia l’apparizione del Front de Gauche aveva provocato una crisi abbastanza profonda nel NPA (vedi il comunicato del NPA sull’intervento in Mali), costruzione fragile in cui erano confluiti da poco (ed era ovviamente in sé un bene) molti nuovi soggetti da diverse provenienze. A molti compagni appariva incomprensibile il rifiuto di confluire in quello schieramento che sembrava destinato a un grande successo, e consideravano settaria l’obiezione alla sua insufficiente delimitazione rispetto al partito socialista, espressa anche con la disponibilità a consolidarne il successo in caso di ballottaggio. Per questo diversi compagni lasciarono il NPA.

Ora i risultati sono evidenti. Riflettere su quella funzione del FdG, “rete a strascico” per conto del partito socialista, potrebbe aiutare a capire le squallide manovre che utilizzano le avances di Vendola a Ingroia per riuscire a inserire in qualche modo “Rivoluzione civile” nell’area del centro sinistra. Per “scongiurare il pericolo di una vittoria di Berlusconi”, naturalmente, ma attenuando così quello che doveva essere il carattere alternativo della nuova lista, alternativa anche al centro sinistra, tanto più se questo è apertissimo a una nuova collaborazione con Monti e Casini. Contrariamente a quel che ripetono i tristi esponenti del centro sinistra, proprio se queste manovre avranno successo, potrà essere facilitato ancora una volta il ritorno del nano, che sembrava scongiurato per sempre.

(Antonio Moscato 15/1/13)

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