2′ congresso del NPA

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Si è svolto nei giorni scorso, dal 1′ al 3 febbraio, a Saint Denis, alle porte di Parigi il 2′ congresso del NPA, il Nouveau Parti Anticapitaliste, nato nel 2009 dallo scioglimento della LCR e dall’aggregazione di alcune migliaia di militanti attorno al progetto lanciato con le ripetute candidature presidenziali di Olivier Besancenot.
Si è trattato di un congresso difficile perché intervenuto dopo una stagione di significativa perdita di iscritte/i e di visibilità mediatica, culminata con la scissione dal NPA di una sua significativa componente, la Gauche Anticapitaliste, poi confluita, seppur mantenendo la propria autonomia politica e organizzativa, nel Front de Gauche di Jean-Luc Mélenchon.
Si trattava dunque di fare un coraggioso bilancio di quella che nessuno ha esitato a definire una vera e propria crisi. Ma il clima del congresso è stato quello di un partito estremamente vivace, capace di reagire con determinazione e energia alle difficoltà interne e, ovviamente, a un quadro politico sociale estremamente pesante, non dissimile da quello che caratterizza tutti gli altri paesi sottoposti alla cura dell’austerità.
Un congresso con un forte protagonismo quantitativo e individuale delle/i giovani militanti e delle compagne, che sono spesso state chiamate non solo a intervenire, ma a svolgere funzioni ancor più centrali nella presidenza, nella gestione del congresso, nell’introdurre alcuni dei numerosi punti all’ordine dei lavori.
Il congresso, infatti, si è articolato in molti punti di discussione (bilancio politico e organizzativo, strumenti di comunicazione, situazione internazionale, situazione nazionale, intervento femminista, progetto del NPA), ognuno dei quali affrontato con stringate sessioni di dibattito in cui si sono prodotti numerosi interventi, tutti rigorosamente contingentati in non più di quattro minuti l’uno. E il dibattito è stato reso ancor più complesso perché su quasi tutti i punti le posizioni erano articolate attorno alle quattro “piattaforme” presentate alla discussione, caratterizzate ciascuna da una delle ultime lettere dell’alfabeto (PW, PX, PY, PZ).

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Il nodo del dibattito, se si vuole molto schematizzarlo, è stato attorno a quale opposizione proporre e costruire di fronte alla politica di austerità (e a quella di guerra) di “sinistra” praticata dal governo socialista di Francois Hollande. In quale misura cercare di “costruire un’opposizione di sinistra al governo, che combatta la destra e l’estrema destra che cercano di sviare il malcontento popolare per meglio controllarlo… rivolgersi a tutte le organizzazioni del movimento operaio che non partecipano al governo al fine di agire, insieme, e proporre la questione dell’alternativa politica necessaria per uscire dalla crisi, un governo contro l’austerità che non può venire da accordi parlamentari al di fuori dai rapporti di forza imposti con le lotte” come recita e propone il documento della piattaforma X che ha riportato nei congresso di base poco più del 51% dei voti delle/degli iscritte/i.
Su questo argomento le piattaforme “minoritarie”, in particolare la Y e ancor più la Z, oltre a sottolineare il carattere “riformista” del Front de Gauche (peraltro riconosciuto da tutti) e le sue ambiguità di fronte al governo socialista, ritengono impossibile progettare un lavoro di opposizione comune con esso o, peggio ancora, l’idea di un governo fondato sulle lotte.
Analoghe divergenze sono apparse sull’analisi dell’esperienza di Syriza, la cui proposta di un “governo della sinistra unita” è definita dalla PX (maggioritaria) come un possibile “primo passo verso la riorganizzazione della Grecia su una base anticapitalista e un indebolimento importante della Troika in Europa”. Per la PZ, al contrario, Syriza (di cui comunque nessuno nasconde le ambiguità programmatiche) “resta nel quadro del capitalismo, rifiuta di mobilitare le masse e semina illusioni elettoraliste”.
Ma la discussione più animata è ruotata attorno al progetto di costruzione del NPA, con la presentazione di ipotesi diverse: la PW con una impostazione fortemente “innovativa” e con un forte “protagonismo della base”; la PX (maggioritaria) rilancia l’ispirazione originaria del NPA, il “partito crogiuolo” che “fa vivere il meglio dell’eredità di coloro che hanno affrontato il sistema negli ultimi due secoli, quella del classismo, delle tradizioni socialiste, comuniste, libertarie, rivoluzionarie”; la PY propone di puntare a “un partito rivoluzionario, un partito dei lavoratori per l’intervento nella lotta di classe” e la PZ aspira alla “rifondazione rivoluzionaria del NPA”.
Il dibattito è stato molto segnato dalla consolidata geografia interna del NPA (e, già prima, della LCR), ma il fatto che l’esperienza del NPA continui a rappresentare un’indicazione di riflessione e di lavoro per le/i militanti anticapitaliste/i ben oltre i confini della Francia è dimostrato dal numero delle delegazioni estere presenti (europee e non) e dall’interesse con cui hanno seguito il congresso.
Erano infatti presenti: il POR (Partito operaio internazionalista) e la IA (Izquierda anticapitalista) dello stato spagnolo; la Sinistra nazionalista basca; il Bloco de Esquerda portoghese; la DEA (Sinistra operaia internazionalista) greca, che ha portato anche il saluto di tutta Syriza, di cui è parte; Sinistra Critica italiana; il MPS e la Gauche Anticapitaliste per la Svizzera; Socialist Action e l’ISO (International Socialist Organisation) dagli USA; Socialist Alliance australiana; il Partito Comunista Irakeno dei lavoratori; la Sinistra rivoluzionaria siriana; il Partito Comunista d’Iran; il PST algerino.
Numerose altre organizzazioni della sinistra anticapitalista di altri paesi hanno inviato calorosi messaggi di saluto e di auguri.