Torino, consegnata la petizione per un audit sul debito comunale

Pubblichiamo, per motivi tecnici, in ritardo l’articolo e la notizia seguenti, scusandocene con tutte/I le/i lettrici/tori e, in particolare, con le/i compagne/i di Torino.

Coccodrillo BCE 3Lunedì 4 febbraio, nel pomeriggio, una trentina di attivisti del Comitato No Debito di Torino si sono dati appuntamento davanti alla sede del municipio per consegnare negli uffici del Comune di Torino una petizione, firmata da più di mille cittadine e cittadini, che chiede una commissione indipendente che possa svolgere una indagine (audit) sulle cause e le ragioni del grande debito (3,4 miliardi di euro) che grava sulla città.

L’assessore al bilancio ha voluto ricevere direttamente la delegazione (vedi foto) salita nel suo ufficio che gli ha consegnato il testo e le firme che sostengono la petizione. Per parte sua l’assessore ha voluto “rassicurare” gli interlocutori, spiegando che i derivati posseduti dalla città di Torino, a differenza di altre città, sono assolutamente “buoni”…

Non è difficile immaginare quali siano state le grandi spese che hanno creato il cratere del debito nei conti della città: lo stadio delle Alpi, le Olimpiadi, lo star system nel settore della cultura, l’inceneritore, gli stipendi favolosi a dirigenti e consulenti e infine gli investimenti per acquistare i derivati, quei titoli che in questi giorni hanno fatto saltare per aria il Monte dei Paschi di Siena e negli scorsi anni mandato in bancarotta molte banche in Europa e anche città e comuni i cui amministratori avevano pensato di poter giocare a questa vera e propria roulette russa sulla pelle delle cittadine e dei cittadini.Sparsi per le affollate vie adiacenti del centro cittadino i militanti hanno distribuito migliaia di volantini di informazione su questa iniziativa anche utilizzando l’animazione fornita da una drago di gomma rappresentante la BCE (vedi foto).

Consegna firme

Per far fronte ai debiti, la giunta non ha esitato ad introdurre una IMU altissima, aumentare l’addizionale IRPEF al massimo consentito dalla legge, alzare i tributi locali, svendere le aziende pubbliche partecipate (Amiat/Trm, Sagat…) e infine tagliare i servizi sociali ed educativi , un bene comune fondamentale per garantire a tutte e tutti una vita dignitosa.

Per queste ragioni la petizione promossa dal Comitato No debito chiede:

  • un Consiglio comunale aperto che discuta pubblicamente e nel modo più largo possibile delle ragioni e delle scelte che hanno determinato questa situazione, che si spieghi anche perché si è fatto ricorso ai titoli derivati e cosa la giunta intenda fare per chiudere questa partita che rischia di crollare in testa alla città.
  • la costituzione di una vera e propria commissione di inchiesta che sia indipendente e che abbia tutti gli strumenti e l’autonomia per verificare come si è formato il debito, come viene gestito, quali interessi abbia soddisfatto e quali servizi e bisogni comprima.

Il regolamento del Comune prevede, in questi casi, che nelle prossime settimane sia concessa ai promotori una sala comunale per la presentazione ai giornalisti e al pubblico dei contenuti della petizione e successivamente si svolga un consiglio comunale aperto oppure una riunione aperta della competente commissione consigliare.

Nel video l’intervista a Delia Fratucelli sull’iniziativa

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