Ecuador, la vittoria di Correa

di Antonio Moscato (da antoniomoscato.altervista.org)

Unidad plurinacionalRafael Correa ha riportato un netto trionfo nelle elezioni di domenica 17 febbraio, ottenendo circa il 55 % dei voti, più del doppio di quelli del primo dei concorrenti, cioè un risultato invidiabile da qualsiasi governante europeo. Ancora più grande il distacco da Alvaro Noboa, che era stato il suo principale concorrente nelle precedenti elezioni presidenziali e che ha ottenuto solo un modestissimo 3%. Elezioni limpide, per giunta: nessuno ha potuto segnalare brogli, anche se l’opposizione di sinistra aveva denunciato la modifica della legge elettorale con la suddivisione in piccoli collegi, che ha reso più difficile ai partiti più piccoli l’elezione di deputati e quindi ha scoraggiato un voto per essi che era facile presentare come “inutile”.

D’altra parte, come in Brasile, in Venezuela, in Bolivia, il miglioramento della condizione degli strati più poveri della popolazione li ha legati fortemente ai nuovi governi “progressisti” o “bolivariani”, indipendentemente dal fatto che i maggiori benefici della politica economica governativa sono andati al settore capitalista privato, e che questo ha potuto continuare e anche accentuare la sua utilizzazione incontrollata delle ricchezze del sottosuolo. Chi non aveva mai avuto nulla dai governi precedenti è grato comunque a Correa per i modesti contributi che favoriscono la scolarizzazione dei suoi figli e assicurano un’assistenza medica gratuita a tutti.

I compagni ecuadoriani che hanno sostenuto criticamente la lista della “Unidad Plurinacional de las Izquierdas”, che raccoglieva una decina di organizzazioni della sinistra e di cui avevo parlato recentemente in un articolo (A lezione dall’Ecuador) che segnalava positivamente il metodo utilizzato per selezionare i candidati e scegliere il programma, hanno rinviato di qualche giorno il bilancio, in attesa dei dati definitivi, e soprattutto di quelli articolati per circoscrizioni, per valutare in quali la coalizione – che era abbastanza eterogenea – ha avuto maggiore o minore successo. Ma hanno intanto sintetizzato un primo giudizio parlando di una vera sconfitta, una derrota, del candidato delle sinistre alla presidenza, Alberto Acosta, che avrebbe ottenuto intorno o poco più del 3%. Ne parleremo comunque nei prossimi giorni, cercando di capire se il risultato, modesto ma non insignificante, e più o meno uguale a quello del miliardario Noboa, consentirà di riorganizzare la sinistra per le battaglie future. Intanto segnalo di nuovo l’intervista a Acosta fatta da Franck Gaudichaud, Ecuador. Entrevista a Alberto Acosta, e un articolo recente di Mario Unda che analizza le contraddizioni della società ecuadoriana nel corso del lungo 2012 preelettorale: Unda. Elecciones en Ecuador

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