Avremmo potuto avere un Syriza italiano. Ma ci ritroviamo con Beppe Grillo

Intervista a Nando Simeone, a cura di Paolo Gilardi da L’Anticapitalista, numero 86, 28 febbraio 2013

Meno del 10% dei voti per il candidato del governo uscente, quello imposto dalla Merkel e dalla Banca centrale europea; un risultato decisamente deludente per il raggruppamento comunemente chiamato centro sinistra; un fiasco totale delle liste definite di estrema sinistra; la risurrezione parziale di Silvio Berlusconi e, soprattutto, il successo del movimento del comico populista Beppe Grillo. Una situazione uscita dalle urne che promette al paese un’instabilità politica certa, con grande disappunto dei governanti di Bruxelles. Come interpretare le elezioni italiane? Reazione a caldo di Nando Simeone, ex dirigente del Partito della rifondazione comunista e attualmente membro della direzione nazionale di Sinistra Critica.

Elezioni-2013L’Anticapitaliste : Nando, al di là della sorpresa rappresentata dal successo del movimento di Grillo, ciò che colpisce in un primo tempo è la sconfitta del governo uscente diretto da Mario Monti che non supererà il 10% dei voti.

Nando Simeone: è vero che il progetto Monti, sostenuto da ampi settori della borghesia italiana, dal Vaticano e addirittura de certi settori del sindacalismo cattolico non raggiunge l’obiettivo prefissato che era quello di costruire un nuovo centro capace di gestire le politiche di austerità. In questo senso, il risultato di oggi [lunedì 25 febbraio] esprime soprattutto una crisi di rappresentazione delle classi dominanti che non trovano un quadro stabile per imporre la loro politica.

LA : una situazione d’ingovernabilità ?

NS : eh si. Lo tsunami rappresentato da Grillo è un’espressione della crisi del sistema. Da un lato, traduce la sofferenza sociale che è enorme nel paese e catalizza un massiccio malessere sociale. Dall’altro lato, fa esplodere in mille pezzi il bipartitismo tradizionale. Infatti oggi, oltre al centro-destra e al centro-sinistra, bisogna tener conto di Grillo e di Monti. Se ciò non significa ingovernabilità…

LA : quello di Grillo può essere considerato un movimento anti-sistema ?

NS: In questo movimento c’è un po’ di tutto, dagli ex membri della sinistra radicale ai delusi della destra. Ma questo movimento ha saputo captare i voti della sofferenza sociale alla quale né il Partito democratico, né la sinistra radicale sono stati in grado di offrire delle prospettive. A Torino, per esempio, è il movimento contro la costruzione della linea dei treni ad alta velocità (No Tav) a essere stato invitato al meeting di Grillo mentre, a Roma, è in Piazza San Giovanni, luogo storico degli incontri della sinistra, che Grillo ha tenuto il suo meeting più importante. Inoltre, ha intercettato molti voti provenienti dai settori sindacali più combattivi, come la FIOM, e, evidentemente, anche quelli delle centrali sindacali più moderate.

LA: dei settori che la lista “Rivoluzione Civile” non è stata in grado di captare poiché ristagna a meno del 2,5%…

NS: la lista “Rivoluzione Civile” è stata prima di tutto marginalizzata dalla sua stessa ambiguità politica, nella misura in cui questa coalizione – la quale comprendeva anche il partito “Italia dei valori” dell’ex giudice di Mani pulite Antonio Di Pietro, il quale non può essere considerato un uomo di sinistra – si è soprattutto profilata dietro la statura morale del suo candidato, il magistrato Ingroia, senza contenuti sociali e di classe, senza un profilo coerente. Inoltre, è stata schiacciata tra il voto utile al Partito Democratio e quello al movimento di Grillo.

LA: è in questo contesto che è avvenuta la risurrezione di Berlusconi?

NS: la sua demagogia e il suo populismo hanno attecchito su un terreno sociale disgregato dai colpi imposti al movimento sociale, con la complicità della sinistra. Davanti a un corpo sociale frammentato dalla soppressione delle protezioni sociali e dall’offensiva liberale e a un movimento operaio che ha perso la bussola, Berlusconi ha avuto vita facile. La sua demagogia non poteva che essere pagante. E ha pagato.

LA: ma, indipendentemente dal risultato di Berlusconi, l’instabilità politica rimane. E potrà, a breve termine, aprire la strada a delle politiche autoritarie.

NS: ovviamente. Possiamo immaginare che, una volta confermati i risultati, un governo di ampia coalizione promulghi una nuova legge elettorale restrittiva e limitativa dell’espressione elettorale nella prospettiva di nuove elezioni. La borghesia italiana può cedere alla tentazione autoritaria, riducenco gli spazi democratici sia sul terreno sociale che su quello elettorale. Si parla già di un quorum più alto di quello attuale. È questa svolta autoritaria che potrebbe permettere alla borghesia di ristabilire la governabilità del paese, strumento per imporre delle politiche di austerità.

LA: con un movimento sociale disarticolato e incapace di reagire…

NS: le forze anticapitaliste devono oggi fare i conti con questa situazione. Quest’ultima non cade dal cielo. Se nel 2008 Bertinotti non ci avesse sacrificati sull’altare della partecipazione governativa sostenendo il governo Prodi, anche sul tema della guerra in Iraq, il Partito della Rifondazione comunista avrebbe potuto essere in grado, oggi, di captare il malcontento sociale e diventare il Syriza italiano. Invece, al suo posto, abbiamo il movimento di Grillo…

Intervista a cura di Paolo Gilardi