PRC, surrealismo post-elettorale

di Franco Turigliatto

GOVERNO: FERRERO, CON SEL E IDV PER CACCIARE MONTILa segreteria di Rifondazione comunista annuncia che si presenterà dimissionaria al prossimo comitato nazionale del partito rilasciando un comunicato con passaggi a dir poco surreali che meritano alcune brevi considerazioni. Inoltre risulta privo di un rimando alla gravità degli errori commessi da questo partito e alla necessità di una riflessione in profondità che ripercorra le scelte non solo dell’oggi, ma anche quelle di tanti altri anni passati, di cui le ultime sono figlie.

Dice la segreteria di Rifondazione che con la lista Ingroia non si è riusciti a “far emergere il profilo antiliberista, di sinistra e popolare della lista” e aggiunge che “ l’insuccesso della lista ha quindi una precisa ragione politica nell’incapacità di interpretare e intercettare il forte disagio sociale e il largo dissenso verso le politiche di austerità”.
Ma come poteva questa lista, per le modalità con cui è stata composta, per i suoi contenuti e per il profilo politico scelto, per le caratteristiche del suo candidato e infine e per l’apparire agli occhi di tutti come la ricerca di una improvvisata scialuppa di salvataggio per alcuni partiti in difficoltà e per garantire, si fa per dire, un nuovo approdo in parlamento dei suoi logori leader, svolgere quella funzione, quando nel paese, sotto i colpi della crisi e delle politiche di austerità, cresceva una enorme sofferenza in larghissimi settori di massa?
Non possiamo in proposito che rimandare all’analisi lucida ed impietosa, quasi una requisitoria, che Guido Viale ha fatto ieri sul Manifesto e alle note di Antonio Moscato.
Vogliamo solo sottolineare ancora che Rifondazione ha giocato un ruolo totalmente negativo nella vicenda di “Cambiare si può”: da una parte condizionando il dibattito e le dinamiche al suo interno (nelle assemblee e il grande sforzo per determinare lo svolgimento del referendum on line), e nello stesso tempo tessendo l’accordo con gli altri partiti celati dietro Ingroia sulle spalle del movimento, riuscendo infine a far fallire l’originalità di quel tentativo e di risucchiare una parte dei protagonisti nella lista Ingroia.
Rifondazione, con atto del tutto autolesionista, ma in funzione di preservare i due capi, è riuscita perfino a lasciare escludere dalla lista del Piemonte una compagna come Nicoletta Dosio, una protagonista indiscussa, generosa e credibile del Movimento No tav fin dalla sue lontane origini, dando così via libera al totale e meritatissimo successo dei grillini in Val Susa.
Naturalmente era possibile un’altra scelta, quella di favorire al massimo la costruzione di questa lista dal basso, puntando sul rinnovamento, sull’attivazione di nuove energie (forse non avrebbe dato il risultato immediato del quorum) ma si sarebbe investito sul medio termine, su un processo più lento nel tempo, ma anche maggiormente capace di “interpretare ed intercettare il forte disagio sociale e il largo dissenso verso le politiche di austerità”. In altri termini puntare su un nuovo progetto su cui valesse la pena di spendersi.
Ma il comunicato di RC riesce a “superarsi” ancora quando afferma che, al fine di contrastare le politiche liberiste, “è necessario rilanciare con forza la costruzione di un polo politico della sinistra antiliberista e proponiamo che Rivoluzione civile dia vita a un vero e proprio processo costituente. Parallelamente è necessario rafforzare e qualificare l’azione di Rifondazione Comunista che di questo processo di unità della sinistra antiliberista deve essere motore e protagonista”.
Si potrebbe trasecolare. Lo strumento che ha dimostrato la totale incapacità politica di agire nella società sconvolta italiana dovrebbe essere il soggetto di un processo costituente e democratico… ; la forza, Rifondazione Comunista, che ha giocato un ruolo del tutto negativo, stoppando le iniziative di nuovi settori sociali dal basso per gli accordi di vertice, dovrebbe esserne il motore…
La realtà è una sola: Rifondazione nella sua storia, ha proclamato molte volte di essere l’alternativa, nel movimento contro la globalizzazione ha provato ad esserne pienamente partecipe, ma come una maledizione o un retaggio insuperabile, quasi ogni volta nei passaggi elettorali sia nazionali che locali, ha scelto di ricercare l’accordo coi social-liberisti, puntando a un vantaggio a breve (i posti, così gratificanti per molti dei suoi dirigenti) e rinunciando a un lavoro di alternativa coerente, continuato, di medio lungo periodo. Ci si riempiva la bocca sui movimenti, “dal basso”, ma il baricentro è sempre stato individuato altrove, dando la priorità a scelte tattiche istituzionali; salvo che a un certo punto il meccanismo si è inceppato e si è rovesciato, con la sciagurata esperienza del governo Prodi, nel suo contrario. In un’intervista il leader No Tav Alberto Perino forse esagera sui numeri, ma evidenzia la sostanza quando afferma di aver detto a Ferrero che “se avessero fatto cadere l’esecutivo (Prodi) sul finanziamento delle missioni all’estero o sulla Tav a quest’ora avrebbero il 20%.”
Così non solo si è rinunciato alla prospettiva del “sol dell’avvenire”, ma si è persa anche la presenza istituzionale. Mai si è avuta la forza di iniziare un percorso più complesso che potesse avere maggiore influenza sociale e che potesse servire, quando fosse possibile e necessario, anche a realizzare una utile presenza elettorale.
Naturalmente queste considerazioni non mettono in discussione la generosità, la militanza, il grande impegno di tantissimi compagne e compagni di Rifondazione nella attività politica e sociale e ambientale e nella partecipazione ai movimenti di resistenza alle politiche liberiste.
Tutte queste compagne e compagni invece di avocare a sé nuovi meriti di primogenitura, dovrebbero invece operare una rilettura profonda di ordine sia politico che strategico del percorso della loro organizzazione e soprattutto scegliere di impegnarsi unitariamente nella costruzione paziente e difficile delle tante resistenze sociali, certo per unirle, per rafforzare la dinamica complessiva di questi movimenti embrionali, per costruire i fronti, i momenti di lotta che trasferiscano sul piano della mobilitazione, della possibilità di un nuovo protagonismo sui luoghi di lavoro, di studio, nei territori la rabbia per le scelte delle forze economiche e politiche dominanti, il rigetto delle politiche di austerità, la battaglia per i diritti economici, sociali ed ambientali.
Naturalmente questa proposta di impegno e di lavoro vale per tutte e tutti, anche per noi, che vogliamo essere partecipi di questa ricostruzione del movimento di massa e di una sinistra fortemente ridisegnata e che non vogliamo rinunciare a un progetto complessivo, anch’esso ridefinito, di alternativa all’attuale sistema capitalistico.

Franco Turigliatto

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