Tunisi, dal Nord al Sud del Mediterraneo: No al pagamento del debito!

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di Dario Di Nepi – RiD

Lo scorso fine settimana Tunisi ha accolto un centinaio di attivisti di organizzazioni anticapitaliste, rivoluzionarie e progressiste provenienti dalle due sponde del mediterraneo per discutere e programmare una campagna contro il pagamento del debito illegittimo – al sud come al nord del Mediterraneo, in Tunisia come in Italia, Spagna, Grecia, Portogallo ed Egitto. Tunisi è una città dove i segni della rivoluzione sono ancora evidenti, il filo spinato onnipresente di fronte all’ambasciata francese e ai palazzi del governo testimoniano non solo l’eredità della rivoluzione di due anni fa ma anche e soprattutto una costante presenza e protagonismo dei movimenti sociali, di cui, evidentemente, l’attuale governo di Enhadda ha paura.
La due giorni ha avuto come tema centrale la mobilitazione contro il debito: in Tunisia infatti il Fronte Popolare, la coalizione di forze politiche progressiste e di sinistra il cui leader Chokri Belaid è stata assassinato alcune settimane fa, ha organizzato questo incontro internazionale anche per lanciare in maniera chiara il paradigma della necessità del rifiuto del pagamento del debito tunisino illegittimo. Il regime dittatoriale di Ben Ali si è progressivamente indebitato con banche e fondi di investimento francesi, una montagna di debiti che non sono stati diretti né verso misure di sviluppo né verso il sostegno alla popolazione bensì sono serviti unicamente a rafforzare l’apparato corrotto del regime e a rendere la Tunisia sempre più dipendente dalle istituzioni finanziarie internazionali ed in particolare francesi. Il meeting ha però affrontato anche il tema del debito pubblico dei Paesi del sud Europa e delle politiche di austerità che stanno strozzando i così detti Piigs (di cui il nostro paese fa parte) individuando un terreno di campagna comune per un audit cittadino del debito, in favore del rifiuto del pagamento del debito illegittimo, per la costruzione di una rete di mutuo sostegno tra i popoli per aiutare quei paesi che decidono di non pagare il debito illegittimo.
Tra parentesi va sottolineata l’importanza della presenza nel “manifesto finale” del sostegno alla “ lotta rivoluzionaria del popolo siriano” e la condanna di “tutti gli interventi stranieri che si oppongono alla realizzazione degli obiettivi di libertà, democrazia e giustizia sociale.
Il meeting si è anche dato come impegno quello della creazione di una rete permanente di comunicazione per lo scambio di informazioni ed esperienze e per favorire l’individuazione di strumenti di lotta e mobilitazione. Anche per questo ha scelto di programmare un prossimo incontro contro il debito e per la sovranità popolare sulla riva nord del Mediterraneo;
L’internazionalizzazione della lotta contro il pagamento del debito diventa a questo punto decisiva, così come determinante saranno le pratiche con cui portare avanti questa battaglia, in Europa in particolare dovremo puntare a far crescere la consapevolezza dell’illegittimità di gran parte del debito tramite una relazione molto forte con percorsi di lotta concreti, legati ai tagli che il patto di stabilità sta imponendo ai comuni, connessi quindi con le resistenze che si stanno avviando nel mondo della sanità, dell’università e dei beni comuni.
”Rivolta il debito” era presente ed è intervenuto al meeting perché l’impegno contro la trappola del debito e le politiche di austerità è al centro del nostro lavoro. E nel nostro paese una tappa importante della lotta al debito, per la riconquista di un controllo pubblico sulla finanza e per la costruzione di una rete di esperienze di audit locali sul debito sarà il 13 aprile a Firenze con la seconda assemblea nazionale “per una nuova finanza pubblica e sociale”.

La Tunisia ci ha insegnato che un cambiamento radicale è possibile, oltre che necessario: è il momento che anche la sponda nord del Mediterraneo risponda alla chiamata delle rivoluzioni arabe!

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