No al patto dell’austerità

tomalahuelgadi Francesco Locantore

La Cgil si appresta a firmare in queste ore, insieme a Cisl, Uil, Confindustria e governo, un patto sulla rappresentanza. Proprio in occasione della manifestazione di domani (sabato 18 maggio) è stato convocato d’urgenza il direttivo nazionale del sindacato per prendere atto della probabile firma. Così si prenderanno ancora una volta in giro le lavoratrici e i lavoratori che scendono in piazza per reclamare i propri diritti, e sono ripagati con l’ulteriore restrizione della democrazia sui luoghi di lavoro e la limitazione del diritto di sciopero.La condizione dei lavoratori e delle lavoratrici, dei precari, degli esodati, di intere generazioni a cui viene impedito ogni presente e futuro è sempre più drammatica. Crolla il potere d’acquisto di salari e pensioni, cresce la disoccupazione e molti hanno smesso di cercare lavoro, intere generazioni sono senza prospettiva e senza nessun presente, la precarietà, grazie a tutta l’infame legislazione degli ultimi vent’anni è divenuta la condizione generale.

Ogni giorno si combattono migliaia di battaglie individuali e collettive per la difesa del posto di lavoro, della fabbrica dalla dismissione. Battaglie isolate senza nessuno che le unisca tra loro e che dia forza a questa resistenza. Ogni giorno che passa i lavoratori sono sempre più poveri, precari.

Ma se questa è la condizione, cosa fanno le direzioni delle maggiori organizzazioni sindacali?

Di fronte al governo dell’inciucio che chiude vent’anni di finta contrapposizione tra centrodestra e centrosinistra, e in piena continuità con il governo Monti, i vertici di Cgil Cisl Uil perseverano nella stessa inconcludente, remissiva e compromissoria partecipazione alle politiche di liquidazione dello stato sociale imposte dalla BCE e dai dettami dell’Unione Europea.

Mentre la crisi morde e cancella decine di migliaia di posti di lavoro Cgil Cisl Uil e padroni concordano amabilmente su detassazione dello straordinario e della flessibilità degli orari. Così chi ha il lavoro è sempre più spremuto e sfruttato a tutto danno di chi è senza impiego o in cassa integrazione.

In barba ai bisogni sociali che richiederebbero ben altri provvedimenti si profila un nuovo Patto tra sindacati e padroni, con l’obbiettivo di imporre un modello sociale, costituzionale e politico che impedendo il conflitto, la partecipazione e il protagonismo garantisca le imprese e i loro profitti.

Il Patto sociale è il grande inganno che prepara e sostiene l’ulteriore massacro che ci aspetta!

Cgil Cisl e Uil fingono di non sapere che il governissimo ha solo due obbiettivi: garantire gli impegni sul debito e favorire la costruzione di una terza Repubblica più autoritaria e presidenzialista. Per continuare a pagare gli interessi di un debito esoso e illegittimo il Governo, allineato sui dettami della BCE e dell’Unione Europea, varerà ulteriori pesantissime manovre aggiuntive di taglio della spesa (ospedali, pensioni, salari pubblici) e un ulteriore incremento della tassazione. Altro che IMU!

Dopo aver reso il lavoro ricattabile con la cancellazione dell’art.18 oggi tentano di impedire l’autorganizzazione del conflitto costruendo un sistema, mutuato da Marchionne, che cancella e/o isola il sindacalismo di classe. Quel che è grave è che questa volta anche la direzione della Fiom si appresta ad accettare questo nuovo sistema.

La politica d’austerità non vuole democrazia, partecipazione e conflitto. Vuole limitare la democrazia formale e sostanziale dentro e fuori i luoghi di lavoro. Per queste ragioni dobbiamo lottare contro l’ipotesi di patto sociale, contro la restaurazione di un sistema politico e sociale che riduce uomini e donne a variabili dei bisogni di merci e profitti. In tutta Europa i popoli stanno riprendendo a lottare per le proprie condizioni di vita.

Ora tocca anche a noi, costruiamo lo Sciopero Generale contro le politiche dell’austerità!