Il Brasile è oggi il paese del pieno sviluppo… delle lotte

di João Machado, da São Paulo

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Da parecchi giorni un movimento di contestazione popolare scuote il paese. Un incendio che il potere non riesce a spegnere.
L’idea secondo cui il Brasile conosce una situazione economica e sociale di pieno sviluppo è infondata. La crescita di questi ultimi dieci anni è una delle più deboli tra i paesi dell’America Latina. In termini di sviluppo, la deindustrializzazione rende il paese dipendente con meno esportazioni che vent’anni fa, mentre si assiste a una nuova ripresa dell’inflazione.
Tutto ciò lascia un margine di manovra esiguo al governo, che, molto conservatore dal punto di vista economico, tenta di controllare le spese pubbliche e di stimolare i capitali, cosa che, almeno a oggi, dà pochi risultati.
La crescita economica ha favorito in particolare il capitale finanziario e l’agrobusiness ma anche gli strati più poveri della popolazione hanno beneficiato di aiuti, come l’istituzione di un contributo per i più poveri e l’aumento del salario minimo. È questo che spiega il sostegno degli strati più poveri al governo.
Si può riassumere la politica del governo del Partido dos Trabalhadores (PT) nel modo seguente: dare qualcosa a chi sta in basso… a condizione di non entrare in conflitto con le classi dominanti.
Estensione delle rivendicazioni
La situazione economica non è la ragione principale delle forti mobilitazioni di questi ultimi giorni. Le manifestazioni di questo mese di giugno sono certamente iniziate a São Paulo in reazione all’aumento dei trasporti pubblici. Due o tre piccole manifestazioni, poi il 13 giugno la manifestazione raccoglie almeno 15.000 persone e la repressione poliziesca si intensifica: 250 arresti e decine di feriti, tra cui una giornalista colpita all’occhio da una pallottole di caucciù.
A partire da quel momento la mobilitazione cresce e si fa nazionale con rivendicazioni (oltre quella sui mezzi di trasporto) contro la repressione. Si svolgono manifestazioni in 400 città e emergono altri slogan, in particolare contro le spese esorbitanti stanziate per la Coppa del Mondo di calcio: «não quero bola, quero escola» (non vogliamo il calcio, vogliamo scuole), e contro l’omofobia.
In effetti la destra religiosa fondamentalista difende un progetto di legge che pretende di trattare l’omofobia come una malattia. Il movimento ha vinto sulla questione dei trasporti già il 19 giugno. Larghi settori della popolazione hanno vissuto l’esperienza di mobilitazioni di massa, hanno ottenuto dei successi e ciò li ha gratificati. Tutto ciò ha amplificato le manifestazioni (300.000 a Rio de Janeiro) e altre sono ancora previste.
Il movimento è cominciato in tante città con manifestazioni convocate da collettivi contro l’aumento dei prezzi dei trasporti o per la loro gratuità.
In numerose città esistono comitati popolari che da più di due anni organizzano una mobilitazione non solo contro le spese legate all’organizzazione della Coppa del Mondo e contro la legge di emergenza voluta dalla FIFA, legge che ha comportato spostamento di popolazioni.
Sono mobilitazioni che hanno somiglianze con il movimento degli Indignados. Anche se la perdita di legittimità del sistema politico è rilevante, il movimento non si pone il problema di un cambio di regime politico o di governo e siamo lontani dal «que se vayan todos!» argentino (che se ne vadano tutti!).
Costruire un’alternativa politica credibile al PT
C’è in questo momento un dibattito in seno alla sinistra radicale sulla «unità della sinistra». Noi dobbiamo ricercare questa unità con i settori che sono in opposizione al governo del PT (oltre che ai governi della destra). Si tratta di settori anarchici, movimentisti…
Il PSoL è il partito più in sintonia con le rivendicazioni del movimento e le/i sue/suoi militanti, compresi i suoi eletti, e i militanti più giovani partecipano al movimento stesso.
Per il momento non c’è alternativa credibile alla sinistra del PT a livello nazionale. Siamo ancora agli inizi della ricostruzione di una sinistra anticapitalista brasiliana, dopo il colpo subito con l’adesione del PT al sistema istituzionale borghese. Il PSoL, che è di gran lunga la principale alternativa politica alla sinistra del PT, è ancora molto debole e vive numerose contraddizioni interne. Può essere un’alternativa credibile in certe città, come si è visto nelle elezioni dell’ottobre 2012, ma non sul piano nazionale.
La sfida principale per la sinistra anticapitalista è quella di contribuire allo sviluppo del movimento. Se ci riuscirà, anche questo sarà un passo avanti nel suo processo di ricostruzione.

João Machado

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