Egitto, non in nostro nome!

Venerdì 26 erano convocate al Cairo e in altre città egiziane due distinte mobilitazioni: una dei Fratelli musulmani contro la propria estromissione dal potere e la repressione subita; l’altra da Al-Sissi, che fa appello alla popolazione per sostenere la propria “legittimità”. Nei giorni scorsi si sono contati almeno 10 morti negli scontri. Inoltre 20 poliziotti sono stati uccisi in un agguato nel Sinai contro le forze di polizia. Il Fronte di Salvezza nazionale (il principale raggruppamento liberale egiziano) ha annunciato la propria partecipazione alla manifestazione convocata da Al-Sissi. I Fratelli musulmani hanno definito l’appello di Al-Sissi come una “dichiarazione di guerra civile”. Le “misure di sicurezza più idonee” sono state prese dalla polizia e dall’esercito. Inoltre sembra che Morsi sia accusato di collaborazione con Hamas contro le forze di polizia egiziane. (Nota della redazione)

Dichiarazione dei Socialisti rivoluzionari egiziani

La Fratellanza Musulmana è stata rovesciata per portare avanti la rivoluzione, non per sostenere il regime.

 

Qualunque crimine la Fratellanza abbia commesso contro il popolo e contro i Copti per difendere il suo potere in nome della religione, noi non diamo al capo dell’esercito di Al-Sisi alcuna autorizzazione. Non andremo in piazza venerdì per offrirgli un assegno in bianco per commettere stragi.
Se Al-Sisi ha i mezzi giuridici per fare quello che vuole, perché chiama la gente per le strade? Quello che vuole è un referendum popolare per assumere il ruolo di Cesare e la legge non lo scoraggerà dal farlo.
Sì, la Fratellanza ha causato sofferenze alle masse durante il periodo del loro governo, e oggi vediamo il ritorno di atti terroristici nel Sinai, ad Al-Arish, ed attacchi contro le persone che vivono in Maniyal e al-Nahda. Ma l’esercito non ha bisogno di un “permesso” per affrontare gli atti terroristici, ha i mezzi legali per fare questo e altro. Ma vuole di più, vuole una mobilitazione popolare dietro di esso al fine di rafforzare la coesione dello Stato e la classe dirigente dietro la sua leadership.
Si vuole cancellare una delle caratteristiche più importanti della rivoluzione fino ad ora, che è la coscienza delle masse del ruolo repressivo dell’apparato statale e della sua intensa ostilità nei loro confronti. Si vuole far apparire come verità la menzogna che “l’esercito, la polizia e il popolo sono una sola mano.”
L’esercito vuole che la gente lo segua nelle strade, appena un anno dopo che le masse gridavano “abbasso, abbasso il governo militare”. Vogliono finalmente ripristinare “stabilità” – cioè il ritorno dell’ordine, il ritorno del regime. Vogliono finire la rivoluzione, e useranno la Fratellanza per farlo.
La Fratellanza, in un solo anno di governo, si è alienata tutti: il vecchio Stato, il suo esercito e la polizia, la classe dirigente, la classe operaia e i poveri, i Copti, i partiti rivoluzionari e politici. La caduta della Fratellanza era inevitabile, e la gente festeggiava la caduta di Morsi ancor prima di andare in piazza il 30 giugno.
L’istituzione militare, che si era alleata con gli islamisti nel corso dei due anni precedenti, ha deciso di rompere questa alleanza dopo che gli islamisti non sono riusciti a contenere la mobilitazione sociale e la crescente rabbia nelle strade. Così ha colto l’occasione per sbarazzarsi di Morsi, bloccare lo sviluppo di un movimento rivoluzionario ed impedire che andasse avanti. Vogliono dirigere questo movimento verso una direzione “sicura” per sbarazzarsi della Fratellanza e ristabilire il vecchio ordine.
Questa strategia ha visto i compari del vecchio regime, la polizia e l’esercito essere ripuliti nei tribunali, mentre i loro crimini vengono aggiunti all’atto di accusa contro la Fratellanza. In primo luogo, essi sostengono che erano responsabili anche per la Rivoluzione del 25 gennaio.
Noi non vogliamo trovare Morsi sul banco degli imputati per l’omicidio dei martiri di Port Said ed altri. Quelle responsabilità sono della polizia di Mubarak/Morsi.
La cosa più importante è riaprire la porta che si è chiusa con l’accordo di Morsi: giustizia per i martiri. I crimini che Morsi ha commesso, li ha commessi insieme all’esercito, alla polizia ed allo Stato di Mubarak. Dovrebbero essere processati tutti insieme.
Dare al vecchio Stato un mandato per le sue istituzioni repressive di fare quello che vogliono ai loro complici di ieri servirà solo a dargli mano libera per poi reprimere ogni opposizione. Reprimeranno tutti i movimenti di protesta, gli scioperi dei lavoratori, i sit-in e le manifestazioni.
Non possiamo dimenticare che i crimini commessi dalla Fratellanza in tutto il Paese hanno avuto luogo sotto il naso della polizia e dell’esercito, che non sono intervenuti per proteggere i manifestanti e le persone. Le masse che andranno in strada venerdì danneggiano la rivoluzione, qualunque cosa pensino i partecipanti alle proteste. Dare all’esercito un mandato popolare per spazzare via la Fratellanza Musulmana porterà inevitabilmente al consolidamento del regime che la rivoluzione voleva rovesciare. Dobbiamo usare la rovina della Fratellanza per portare avanti la rivoluzione, non per sostenere il regime.
Dobbiamo affrontare la Fratellanza a livello popolare e politico, rispondendo ai loro atti di violenza con la massima fermezza.
Dobbiamo costruire comitati popolari per difenderci dagli attacchi della Fratellanza e per proteggere la nostra rivoluzione, che non si fermerà prima del rovesciamento del regime e prima che abbia conquistato il pane, la libertà, la giustizia sociale e la punizione per tutti gli assassini dei nostri martiri.

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