La Consulta boccia il sistema Fiat (e l’accordo del 31 maggio)

dal sito www.rete28aprile.it

fiat_lavoratore_555Una importantissima sentenza della Corte Costituzionale dà ragione alla FIOM contro le discriminazioni in Fiat. Siamo felici perché si fa un primo grande atto di giustizia che riconosce il significato ed il valore generale della lunga lotta dei lavoratori, della FIOM e del sindacalismo di base contro il modello Marchionne. Ma siamo felici anche perché questa sentenza, di cui pubblicheremo testo e adeguati commenti nei prossimi giorni, mette anche in crisi l’accordo CGIL CISL UIL UGL Confindustria, che vuole estendere ovunque il modello Fiat legando il diritto alla rappresentanza non solo alla firma degli accordi, ma anche alla rinuncia alla lotta. Abbiamo avuto ragione a sostenere che quell’accordo viola la Costituzione… Ora avanti contro l’accordo  e per avere una legge sulla rappresentanza che garantisca ai lavoratori il diritto a scegliere liberamente da chi essere rappresentati e a votare su piattaforme e accordi.

Nota redazionale

In questo contesto risulta totalmente stravagante quanto sostiene nel proprio comunicato il collegio difensivo della Fiom che descrive questa sentenza “in armonia con lo spirito del recente accordo interconfederale del 31 maggio 2013″. Ancora più singolare il comunicato della Cgil che afferma che “Vengono altresì rafforzati i principi e le regole stabiliti nel recente accordo firmato da CGIL, CISL, UIL e Confindustria in materia di democrazia e rappresentanza, che deve trovare analoghe intese con tutte le associazioni imprenditoriali”.

Malabarba: “De Gennaro, dal G8 a Finmeccanica”

di Checchino Antonini

de-gennaro«Cvd», dice Gigi Malabarba, «una formula che si usa in fondo alle dimostrazione dei teoremi di matematica. E “come volevasi dimostrare” Gianni De Gennaro sta per diventare il presidente di Finmeccanica. E’ dal 2005 che Malabarba scrive e dichiara che la carriera dell’allora capo della polizia sarebbe approdata, prima o poi, alla potente holding di stato dell’apparato militare-industriale.

«Non avevo dubbi – ripete dopo aver letto dell’accordo tra Letta, il premier, e il suo ministro dell’Economia Saccomanni – potevano esserci sgambetti dell’ultima ora. Ma tutti i segnali dicevano che stava per accadere». «E’ la somma dei passaggi», spiega Malabarba, che si sono succeduti da quando quello che era il capo della polizia «trasferì il fidato Luciano Pucci dal Viminale a Seicos (una società del gruppo che si occupa di guerra elettronica, ndr)». Il disegno del controllo di tutte le forniture della sicurezza nazionale da parte di chi stava collocando i suoi uomini (in gran parte indagati per i fatti del G8 di Genova) ai vertici di tutti gli apparati delle forze dell’ordine e dei servizi, apparve chiaro. «Almeno a chi voleva vedere».

Malabarba, nel 2005, era il capogruppo al Senato di Rifondazione e componente del Copaco, così si chiamava il comitato parlamentare di controllo sull’operato dei servizi.

Da capo della polizia, impigliato nelle nefandezze del G8 2001, De Gennaro divenne prima capogabinetto del Viminale – da capo operativo dei poliziotti a capo politico nell’ambito dello stesso dicastero – con una sorta di golpe che scavalca ogni prassi istituzionale. «Solo i prefettizi del Viminale hanno protestato, ossia i legittimi aspiranti a quell’incarico, mentre nessuno dei politici del governo Prodi osò obiettare alla decisione del ministro dell’Interno Giuliano Amato, lo stesso che l’aveva nominato capo della polizia nel 2000».

In quella posizione De Gennaro comincia a piazzare tutti i suoi uomini, quasi tutti indagati per la repressione a Genova, ai vertici degli apparati di sicurezza: a partire dal suo vice (la sua ombra da almeno tre lustri), Antonio Manganelli. Tutto ciò avviene dopo aver sconfitto in una guerra senza quartiere i responsabili dei servizi segreti, in primis il capo del Sismi Nicolò Pollari, e mentre lui stesso era indagato e poi sotto processo per i depistaggi sulla mattanza della Diaz da cui uscirà ripulito dalla Cassazione nel novembre del 2011 prima di diventare sottosegretario con delega ai servizi.

Checchino Antonini

Torino, una prima forte risposta al licenziamento di Larobina

di Adriano Alessandria

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Martedì la Kuehne Nagel, l’azienda ex ricambi Iveco- ha proceduto al licenziamento di Pino Larobina, operaio, rappresentante sindacale, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, nonché dirigente del Sindacato unitario di base (USB) . Non vi erano dubbi che questo sarebbe stato l’epilogo della sospensione cautelare scattata la settimana prima. Continua a leggere »

Indietro non si torna! Incontro di presentazione di Ross@ a Roma e nel Lazio

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Torino, contro la sospensione di Pino Larobina dalla Kuehne Nagel

Un grave fatto di repressione padronale e di attacco a un militante sindacale e ai diritti dei lavoratori sta avvenendo alla Kuehne Nagel di Torino, un’azienda collegata all’Iveco e quindi al Gruppo Fiat (si tratta della vecchia Fiat Ricambi), dove la direzione aziendale ha deciso la sospensione cautelare per Pino Larobina, militante sindacale e politico di lunga data, la cui generosità ed impegno sono note a tutte e tutti; un attivista che si è sempre prodigato per la difesa dei diritti sociali e civili delle lavoratrici e dei lavoratori.
Larobina è anche uno dei dirigenti piemontesi dell’USB.
Questa gravissima misura repressiva arriva dopo un lungo periodo di provocazioni e vessazioni da parte dell’azienda nei confronti di questo lavoratore, volte ad ostacolare la sua attività sindacale: la Kuehne Nagel si è spinta fino a mettere in atto una vera e propria operazione di spionaggio con pedinamento di un agenzia investigativa operato per 35 giorni!
E’ chiaro che questa azione costituisce un attacco e una intimidazione contro tutti i lavoratori e contro l’azione del sindacalismo di classe che non vuole piegare la testa di fronte all’attacco padronale alle condizioni di vita e di lavoro della classe operaia e che lavora per costruire una resistenza efficace.
Serve una mobilitazione forte per imporre il ritiro immediato del provvedimento di sospensione cautelare e il reintegro di Giuseppe Larobina al suo posto di lavoro.
Partecipiamo tutte e tutti alla mobilitazione ai cancelli della fabbrica in corso Stura Lazio n. 19 Torino, mercoledì 3 luglio dalle ore 13 alle 15.
Il volantino dell’USB è reperibile sul sito: http://piemonte.usb.it/fileadmin/archivio/piemonte/USB_NON_SI_TOCCA_TUTTI_AI_CANCELLI_KUEHNE_NAGEL_01.pdf 

Berlino, “rivoluzionare i rivoluzionari”

Corrispondenza da Berlino

BerlinoC’è guerra sociale in Europa. Che siano di destra o “socialdemocratici”, i governi diventano sempre più violenti socialmente come sul piano politico e poliziesco.
Chiusura delle radio e delle televisioni pubbliche in Gracia, 5.000 manifestanti feriti in Turchia, il 60% dei giovani disoccupati nello stato spagnolo e in Portogallo, brutalità della polizia contro il movimento Blockupy a Francoforte… Accadono cose che molti non avrebbero neanche immaginato negli anni scorsi.

E’ questa la situazione che è stata denunciata durante un grande meeting che si è svolto in Germania, a Berlino, venerdì 14 giugno. Organizzato dai gruppi che partecipano ad un processo di discussione per una nuova organizzazione anticapitalista («Neue Antikapitalistische Organisation»), vi hanno preso la parola in particolare Charles-André Udry (attivo nelle correnti di sinistra di Syriza), Olivier Besancenot (del NPA francese), Raquel Varela (storica portoghese) e Erdugrul Kürkcü (militante rivoluzionario venuto dalla Turchia). E 300 persone tra il pubblico, cosa che rende questo meeting il più importante per la sinistra radicale berlinese da molto tempo a questa parte.

Il leitmotiv del meeting era nell’aria da tempo, attorno alle sollevazioni nell’Europa del Sud e alle loro prospettive. Proprio durante la preparazione del meeting sono scoppiati i movimenti in Turchia. Ed è questo a nutrire una delle certezze che si è espressa nella riunione. La sinistra anticapitalista radicale europea, e più in particolare quella tedesca, non può continuare nella sua routine. Un nuovo raggruppamento politico, un rinnovamento organizzativo sono necessari.
Bisogna «rivoluzionare i rivoluzionari»… Questa frase di Rudi Dutschke del 1968 è più attuale che mai; perché se non si agisce così, la sinistra radicale sarà punita con la sua marginalizzazione. Occorre farla finita con i piccoli circoli autosufficienti, con il dogmatismo sterile e lo schematismo. Abbiamo bisogno di un polo di attrazione radicalmente anticapitalista, in cui i dibattiti strategici e internazionalisti partano dalle cose quotidiane.

«Die Linke» non può essere questo polo; è un partito ossificato e poco democratico, che, fin dai suoi inizi, mette il 90% della sua energia nelle elezioni e la cui maggioranza dei membri coltiva una nostalgia assurda della ex-Germania orientale. Con le correnti di sinistra presenti in questo partito va cercata la discussione politica, tentando di spingerle verso una riflessione critica.

Un messaggio dall’Egitto al mondo

di Jacques Chastaing (1° luglio 2013)

CairoC’erano ieri, 30 giugno, in quasi tutte le città egiziane, piccole e grandi, tra i 14 milioni di manifestanti anti Morsi (secondo l’agenzia Reuters, che cita fonti militari) e 33 milioni (secondo la  CNN o la BBC). In ogni caso ce ne erano molti di più di quanti scesero in piazza nei 18 giorni della rivoluzione del gennaio 2011 che fece cadere Mubarak. E’ Si è trattato della più grande manifestazione della storia dell’Egitto e, probabilmente, della storia dell’umanità. Continua a leggere »

Egitto: milioni in piazza contro Morsi

da ansa.it

Una marea umana ha invaso il Cairo e tutte le regioni dell’Egitto per dire al presidente Mohamed Morsi, il primo dei Fratelli musulmani, ‘vattene’. Si è trattato delle manifestazioni più imponenti mai avvenute dalla caduta di Mubarak nel 2011: secondo fonti dell’opposizione, circa 17 milioni di persone sono scese in strada. Scontri e incidenti si sono registrati al Cairo, dove è stata attaccata e incendiata la sede dei Fratelli Musulmani, e nel sud: il bilancio, al momento, parla di quattro morti, oltre a centinaia di feriti. Ma l’esercito ha dichiarato in serata la massima allerta, mentre i dirigenti dell’opposizione hanno chiesto al loro popolo di rimanere in piazza fino alle dimissioni di Morsi. Da parte sua, il presidente ha detto che non cederà mai. Continua a leggere »

Il Brasile è oggi il paese del pieno sviluppo… delle lotte

di João Machado, da São Paulo

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Da parecchi giorni un movimento di contestazione popolare scuote il paese. Un incendio che il potere non riesce a spegnere. Continua a leggere »

Pacchi e cacciaballe come sempre sul lavoro

di Giorgio Cremaschi (dal sito http://www.rete28aprile.it)

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A ben guardare sulla stampa,  le uniche soddisfazioni visibili per i provvedimenti del governo sul lavoro, a parte che da Letta stesso, vengono da Berlusconi e dai gruppi dirigenti di CGIL CISL UIL. Continua a leggere »